Un ricordo di Diego Cherin del MF Tullio Mocchi

Conoscevo Diego da oltre 30 anni: c’eravamo conosciuti al torneo lampo di Dignano del 1989 in cui mi aveva battuto e avevamo condiviso in tre (con il MI Dimitrijevic) il primo premio della 1a scacchiera. L’anno dopo, credo, si è trasferito a Trieste per studiare Matematica all’Università degli Studi: già allora era ammirato e circondato da amici e dimostrava una maturità rimarchevole per la sua età. Ai tornei cittadini me lo ricordo per le prime volte nel 1991, per esempio al Gastronomico di quell’anno. Tra di noi si era subito stabilito un buon rapporto e (da Direttore Tecnico della SST 1904 di allora), dopo avergli chiesto per anni di giocare per la 1a squadra della Scacchistica Triestina, quando finalmente aveva accettato, nel 2003, gli avevo ceduto i gradi di Capitano della 1a squadra: li avrebbe mantenuti per 15 anni, portandola a disputare tanti tornei Master e ai massimi risultati di sempre (a parte il successo del 1967, quando però gli avversari erano enormemente più deboli).
Era una persone forte, matura, equilibrata e saggia: il Capitano migliore possibile per la nostra squadra, penso il più grande nella storia della SST 1904. Grande era la sua capacità di ascolto e di mediazione, spiccate le sue doti organizzative: provvedeva lui a tutto, e noi altri potevamo concentrarci solo sul giocare al meglio. Onesto, realista, lucido, lungimirante, psicologo e sensibile, per me – che pure avevo sei/sette anni più di lui – è stato una sorta di fratello maggiore, una persona utile e preziosa nella mia maturazione, assai più lenta e complessa della sua. Lui, al contrario, come detto, a 20 anni era praticamente già adulto e pienamente maturo, assai simile al Diego dei decenni successivi che molti hanno conosciuto ed apprezzato nella SST 1904.
Aveva la rara capacità di andar d’accordo con le persone più diverse e di trovarsi bene praticamente in ogni ambiente: non ricordo di nessun contrasto egli abbia mai avuto con alcuno e non ho mai sentito nessuno dire una sola parola negativa su di lui. Mancherà a me, e a tanti altri, soprattutto per la sua umanità, per la sua ironia, per il suo sorriso aperto e per la sua capacità di socializzare, davvero rara in una persona non certo molto estroversa.
Innumerevoli i nostri confronti sulla scacchiera, protrattisi per un trentennio, sempre equilibrati, combattuti e accesi, ma anche corretti e seguiti da amichevoli e obiettive analisi.
Scacchisticamente era molto forte e ha espresso solo in parte e a tratti le sue notevoli capacità e potenzialità: sarebbe potuto benissimo diventare Maestro Internazionale, se non gli fosse mancato un pizzico di cattiveria nelle fasi decisiva della partita e avesse avuto una maggiore capacità di gestire gli Zeitnot, che gli hanno fatto perdere valanghe di punti. Con tutto ciò, è stato capace di pattare con tanti GM, in partite che spesso avrebbe meritato di vincere. Probabilmente sarebbe stato, negli anni a venire, anche un ottimo istruttore e allenatore se il destino non glielo avesse negato.


Ciao Diego e grazie: senza di te sarà dura.